Il socialismo è un problema morale

Perché tanti benestanti sostengono il socialismo, e perché tanti poveri lo rifiutano? La domanda è di John Horvat II, che se l’è posta il 3 settembre sul sito della TFP americana (qui).

Sembra un paradosso da sondaggio: i candidati socialisti vincono nei quartieri ricchi e perdono in quelli popolari. Sorprendersi di tale risultato, per Horvat, è però il sintomo di un errore di lettura.

L’errore è guardare al socialismo come a una “filosofia” economica, una via di mezzo tra capitalismo e comunismo. In quella cornice i ricchi lo accettano come una polizza assicurativa: meglio cedere qualcosa che rischiare di perdere tutto. Ma la spiegazione economica, avverte Horvat, non racconta tutta la storia. Il socialismo è anzitutto un “sistema metafisico” che poggia su due principi in tensione, l’uguaglianza e la libertà, ed entrambi li intende contro la natura dell’uomo.

L’uguaglianza, anzitutto. Per il socialista ogni differenza – di ricchezza, di intelligenza, di condizione familiare – è un torto da cancellare con la regolamentazione, il fisco e, se occorre, la confisca. È un livellamento che si nutre di invidia e che offende la virtù della giustizia, la quale dà a ciascuno il suo, proprietà compresa. Ed è qui che il paradosso iniziale si scioglie. Il «mito» socialista chiede al povero di invidiare e al ricco di sentirsi in colpa per i propri sforzi e la propria fortuna. Il ricco, che anche dopo il prelievo resta ricco, paga volentieri: il suo tenore di vita quasi non ne risente e la coscienza ne esce sollevata. Il povero, che possiede poco e se l’è guadagnato con fatica, a quel poco è legato come alla propria vita quotidiana, e per questo resiste.

Poi la libertà, che il socialismo non intende come scelta consapevole orientata al bene, ma come licenza: la possibilità illimitata di assecondare le passioni. Di qui l’ostilità verso tutto ciò che pone un freno: l’autorità legittima, la famiglia, la morale cristiana. Anche questa seconda componente attecchisce più in alto che in basso. Le élite decadenti la abbracciano, perché il denaro rende facile ogni vizio, mentre chi lavora per vivere si appoggia invece alla famiglia e alla religione per affrontare le difficoltà, e guarda con buon senso alle stravaganze della moda. Non a caso, osserva Horvat, il socialismo trova terreno fertile tra i ceti popolari solo quando questi vengono strappati alle loro radici, come accadde con la Rivoluzione industriale.

Il reddito, dunque, non c’entra. Nessuna classe è immune: finché esisteranno l’orgoglio e la sensualità, ricchi e poveri saranno esposti alla stessa tentazione, e le circostanze potranno solo rendere gli uni più vulnerabili degli altri. Ciò che decide è la visione morale. Per questo Horvat vede nel cristianesimo il nemico naturale del socialismo: chiede all’uomo di vivere secondo la legge di Dio e la propria natura, e gli offre una libertà vera, che non è schiavitù delle passioni. Più una società si corrompe, più il socialismo la seduce; più essa pratica le virtù cristiane, meno vi trova spazio. Da qui la conclusione che Horvat ci propone e che rovescia ogni analisi di classe: «in ultima analisi, il socialismo è un problema morale».

Qui di seguito, Vi proponiamo testo dello scritto per esteso in traduzione.

 Filippo

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Man mano che il socialismo “democratico” guadagna popolarità, emergono due tendenze imbarazzanti. In primo luogo, questa nuova forma di socialismo è molto popolare tra le persone con un reddito elevato e un alto livello di istruzione, che invece dovrebbero disapprovarla. In secondo luogo, è molto meno popolare tra i lavoratori e le fasce meno istruite della popolazione che il socialismo sostiene di rappresentare.
Non sorprende quindi che i candidati democratici che rifiutano il socialismo “democratico” ottengano risultati migliori nelle zone a basso reddito rispetto ai candidati socialisti democratici che conquistano i quartieri ricchi.

Incomprensione della natura del socialismo
La confusione deriva da un’incomprensione della natura del socialismo. Troppe persone vedono il socialismo come una via di mezzo tra l’economia di mercato e il comunismo.
Pertanto, i ricchi vedono il socialismo come una sorta di polizza assicurativa per conservare la propria ricchezza. A differenza del comunismo, il socialismo non prende tutto. Il governo preleva dai ricchi quanto basta per metterli a disagio. Distribuisce ai poveri quanto basta per permettere loro di diventare dipendenti dal suo stato sociale.
In questo modo, il socialismo diventa un mezzo per ottenere beni e benefici “gratuiti” a cui alcuni ritengono di avere diritto. Chi possiede di più si sente sollevato dal non dover rinunciare a tutto poiché, sostengono, è meglio cedere un po’ per evitare di perdere tutto.
Tuttavia, questa visione puramente economica del socialismo non racconta tutta la storia. Il socialismo non può essere ridotto a un pacchetto di assistenza o a una polizza assicurativa. Va contro la natura stessa dell’uomo.

Il socialismo è metafisico
Il socialismo diventa più facile da comprendere se visto non solo come un sistema economico fallimentare, ma anche come un sistema metafisico. Esso si fonda su due principi metafisici contrapposti: l’uguaglianza e la libertà. Queste due componenti vivono in costante tensione, poiché ciascuna tende a sopprimere l’altra. I socialisti interpretano questi due principi in modi che vanno contro la natura umana.
Pertanto, il socialismo impone sempre l’uguaglianza livellando la società attraverso la regolamentazione, la tassazione e persino la confisca. I socialisti considerano odiosa la disuguaglianza in qualsiasi sua manifestazione, che si tratti di differenze di ricchezza, intelligenza, condizioni familiari o mode. Provano risentimento quando gli altri possiedono molto più di loro e quindi favoriscono qualsiasi mezzo per ridurre le differenze di reddito, opportunità o posizione sociale.
Questo incoraggiamento all’invidia è contrario alla virtù della giustizia, secondo la quale le persone ricevono ciò che spetta loro, compresa la proprietà. Prendere la proprietà altrui senza un giusto risarcimento rende il socialismo opprimente. 

Spiegare il paradosso socialista
Il mito socialista sostiene che i poveri debbano invidiare la fortuna degli altri, mentre i ricchi debbano sentirsi in colpa per i propri sforzi e la propria fortuna.
Una simile interpretazione va contro l’idea di armonia sociale insita nella natura umana.
Tuttavia, spiega il paradosso dei ricchi sostenitori e dei poveri nemici del socialismo. Per i ricchi che provano senso di colpa, lo shock di vedersi sottrarre i propri beni è mitigato dal fatto che possiedono già molto. Togliere loro la ricchezza avrà scarso effetto sul loro stile di vita e contribuirà notevolmente ad alleviare il loro «senso di colpa».
D’altra parte, gli sforzi per suscitare invidia nei poveri spesso falliscono. Quelle persone più povere che lavorano duramente per guadagnarsi da vivere possiedono pochi beni e quindi sono più attaccate a ciò che hanno. Tenderanno ad opporsi al socialismo perché il loro senso della proprietà è molto più sviluppato e più strettamente legato alla loro vita quotidiana. Ci vuole un grande sforzo per trasformarle in socialisti.

La libertà come licenza
La seconda componente di qualsiasi forma di socialismo è la sua affermazione della libertà. Tutti i socialisti sostengono che la libertà non sia la scelta consapevole orientata verso il bene, bensì una capacità illimitata di soddisfare le passioni sfrenate.
Per i socialisti, libertà significa licenza. Pertanto, il socialismo è nemico di tutto ciò che limita questa licenza/libertà, che si tratti dell’autorità legittima, dei ricchi, della famiglia o della morale cristiana. Tutti questi devono essere etichettati come nemici, poiché insistono nel limitare la «libertà».
Per questo motivo, si può sempre contare sul fatto che i socialisti sostengano qualsiasi comportamento immorale, come l’aborto procurato, il vizio omosessuale, la promiscuità e la nudità. Anche nelle sue forme più totalitarie, il socialismo favorirà la licenziosità come mezzo per corrompere la virtù e l’ordine cristiano.

La corruzione dei ricchi e dei poveri
Una simile interpretazione va contro l’ordine che dovrebbe prevalere nell’uomo, quello che tiene a freno le passioni. Pertanto, le élite decadenti tenderanno a favorire questo aspetto liberale del socialismo, poiché la ricchezza amplifica e facilita la pratica della licenziosità. Il socialismo sosterrà sempre le abitudini promiscue di coloro che sovverte. Coltiverà false élite, idee e arti stravaganti che favoriscono le passioni sfrenate, abbattendo al contempo le strutture che sostengono la società.
Sebbene anche gli strati più poveri della società siano suscettibili alla corruzione morale, essi tendono ad affidarsi alle strutture della famiglia e della religione per affrontare le difficoltà che incontrano. Spesso hanno una visione della vita più improntata al buon senso, che rifiuta le proposte stravaganti della moda e del vizio che minacciano il loro stile di vita.
Pertanto, le idee socialiste tendono ad avere meno presa sulle classi inferiori a causa del loro attaccamento alle strutture tradizionali. Quando queste classi vengono recise dalle loro radici, come durante la Rivoluzione Industriale, il socialismo trova un terreno più fertile.

Tutti sono a rischio
Nessuno è immune dai pericoli del socialismo. Finché esisteranno l’orgoglio e la sensualità, qualsiasi classe sociale sarà esposta alle loro tentazioni. Le circostanze possono rendere una classe più vulnerabile di altre. Tuttavia, il fattore determinante per essere socialisti non è il reddito, bensì la propria visione morale.
Per questo motivo, il cristianesimo è un nemico naturale del socialismo, poiché esige che le persone agiscano secondo le leggi di Dio e della natura umana. La natura decaduta tenderà sempre verso il socialismo.
Infatti, più la società è decadente, maggiore è l’attrattiva del socialismo.
La pratica delle virtù cristiane è il modo più efficace per combattere il socialismo. Il socialismo non può sopravvivere laddove le persone ammirano l’ordine divino dell’universo e amano e obbediscono alla Sua Legge.
Il socialismo non esercita alcun fascino sui cristiani, che trovano appagamento e vera libertà agendo secondo la propria natura, non nella schiavitù delle passioni.
In ultima analisi, il socialismo è un problema morale.

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