Più regole, meno case: il paradosso della destinazione universale

Sono strettamente connesse le proteste scoppiate in Spagna in seguito allo sfratto dell’ottantasettenne Maricarmen Abascal e quelle contro il carovita, nate in Francia e poi estese all’Italia.
Sappiamo che la Dottrina sociale della Chiesa poggia su due pilastri apparentemente contrastanti: la sussidiarietà, che valorizza la dimensione della libertà, e la destinazione universale dei beni, che valorizza la distribuzione dei beni.
Come si realizza la destinazione universale dei beni? Paradossalmente, in larga misura, proprio partendo dalla sussidiarietà: lasciando liberi gli scambi tra i cittadini e accantonando ogni schema positivista che pretenda di orchestrare la vita economica da un ufficio governativo. Vediamo perché.

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Rispetto a dodici anni fa, in Italia ci sono due milioni di persone in meno. Eppure, il problema del caro casa, in affitto come in acquisto, si fa sempre più acuto. Com’è possibile?

AIRBNB E AFFINI
Una parte del problema riguarda gli immobili dei centri storici destinati all’accoglienza turistica. È un prezzo che, ragionevolmente, andrebbe pagato a fronte di una deindustrializzazione che ha delocalizzato le attività inquinanti nei Paesi poveri. Se non facciamo più gli operai perché le fabbriche sono sparite, sarebbe bene non precluderci almeno la possibilità di diventare camerieri dei turisti in visita. Città che hanno cambiato volto come Napoli, dovrebbero essere grate a questo fenomeno.

SPESE DI COSTRUZIONE O RISTRUTTURAZIONE
Ma il problema è più articolato. La burocrazia e le norme sulla sicurezza sul lavoro (vedi il post su
Safetyism) hanno reso più costoso costruire.
Anche lo smaltimento dei rifiuti ha raggiunto livelli paranoici: in alcune città la raccolta dei rottami edili è stata centralizzata in un unico punto, spesso congestionato. Se prima un camion poteva impiegare ragionevolmente un’ora per scaricare i rifiuti, oggi può volerci un’intera giornata.
In molte città è previsto che alcune aree delle nuove abitazioni siano destinate al deposito dei mezzi per la mobilità sostenibile, come biciclette e monopattini elettrici. Anche questo contribuisce ai rincari.
Inoltre, ogni abitazione in locazione deve essere sottoposta periodicamente a una nuova certificazione energetica, che richiede lo spostamento di un ingegnere e la produzione di nuovi documenti.
Sono piccoli esempi, ma contribuiscono a spiegare come mai, nonostante il progresso tecnologico, il valore aggiunto prodotto sia in costante diminuzione. Anche nel settore abitativo.
infine, ricordiamo che anche e soprattutto sui materiali edili, grava l’imposta sulle emissioni di CO2, l’ETS di cui scrivemmo
qui.

GLI OSTACOLI AI CAMBI DI DESTINAZIONE D’USO
In Italia ci sono 105.000 locali sfitti (
stima Confcommercio), per un totale di 10-15 milioni di metri quadrati. Gli uffici sfitti potrebbero ammontare, secondo una stima per difetto, ad altri 7-8 milioni di metri quadrati: la stima parte dal 10% di uffici sfitti a Roma e Milano e lo applica ai 640.000 immobili A10 presenti in Italia. Questi numeri, sono destinati ad aumentare: pensiamo al processo di digitalizzazione in atto dei servizi bancari che rende inutili la maggior parte delle filiali esistenti.
Si tratta di una metratura impressionante (da considerare comunque una stima) di immobili che rappresentano un peso economico per i proprietari. Perché non convertirli in abitazioni? Perché un codice catastale deve danneggiare il portafoglio un proprietario e contestualmente le probabilità di accedere ad una casa?
Se volessimo essere maliziosi, potremmo dire che puntare sulle nuove costruzioni invece che sulle conversioni offre ai Comuni l’opportunità di raddoppiare l’IMU raccolta e aumentare gli introiti derivanti dai permessi a costruire.

LA DIRETTIVA “CASE GREEN”
Con la direttiva Case Green, i nostri grandi economisti europei avevano inizialmente previsto che dal 2030 non si potessero più commercializzare gli edifici dalla classe “F” in giù e, dal 2033, quelli dalla classe “D” in giù. Questo avrebbe messo fuori mercato (rendendoli non affittabili né acquistabili) circa tre quarti degli immobili abitativi del Paese. Che prezzo avrebbe avuto, allora, il 25% rimanente? Stellare.
Ad ogni modo, un minimo di ragionevolezza è arrivato anche a Bruxelles e, alla fine, si è optato per un “passaporto di ristrutturazione”: altra carta costosa, che servirà a dimostrare di aver realizzato una riduzione del 16% delle emissioni.

IL BLOCCO AGLI SFRATTI
La soluzione adottata dal governo socialista spagnolo è stata quella di
bloccare gli sfratti fino al 2030 per i soggetti vulnerabili. Una misura che fa eco a quella del cardinale Reina, di cui scrivemmo qui.
Ci chiediamo: con regole di questo tipo, quale proprietario affitterà ancora la propria casa a una persona vulnerabile? Per queste persone, le probabilità di trovare qualcuno disposto a dar loro fiducia crolleranno. È una legge le danneggerà invece di aiutarle, un tipico caso di illusione del potere normativo (vedi
post).

CONCLUSIONI
La sussidiarietà, lasciando ai cittadini e alle imprese lo spazio per agire, favorisce spesso anche la destinazione universale dei beni: un approccio leggero alla regolamentazione può consentire alle iniziative e agli scambi di renderli accessibili e produttivi.
In definitiva, torna in mente l’Apostolo delle genti quando scrive: «
La lettera uccide, lo Spirito dà vita» (2 Cor 3,6).

 

Gabriele

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Il curioso processo della falsa privatizzazione