La moneta senza volto: come la BCE ha deciso di cancellare la storia dalle banconote

Il 23 luglio 2026 la Banca Centrale Europea ha reso pubblici i dieci disegni finalisti per la futura serie di banconote in euro, aprendo un sondaggio online riservato ai residenti dell’area euro, con scadenza il 21 settembre. I disegni sono stati preselezionati da una giuria di ventuno membri, competenti in grafica, comunicazione, storia e, significativamente, neuroscienze. Le proposte si dividono in due filoni tematici: “Cultura europea” e “Fiumi e uccelli”.
Dietro questo concorso grafico si consuma la sistematica evacuazione di ogni contenuto trascendente, storico e personale dal segno che dovrebbe rappresentare l’unità di un popolo. Vediamo il perché.

I. Il volto cancellato
Si osservi il Disegno C, firmato Neue Gestaltung: ritratti di personalità che hanno unito gli europei attraverso i secoli, ma privati di ogni tratto distintivo, affinché i cittadini vi si possano riconoscere. Il principio è molto diretto e semplice: l’identità particolare viene sacrificata per produrre un’identificazione universale. Anche il Disegno A (Studio Joost Grootens) sceglie di ridurre il volto umano a due soli elementi — occhio e bocca — per trascendere l’identità individuale a favore di un’identità comune.Chi conosce la grammatica della Rivoluzione riconosce la promessa della fratellanza universale attraverso l’abolizione del volto concreto: lo si è già fatto con la nazione, con la famiglia, con i corpi intermedi, in nome di un’umanità astratta che, non avendo faccia, non ha nemmeno responsabilità. Plinio Corrêa de Oliveira lo aveva scritto con chiarezza: l’egualitarismo rivoluzionario non produce fratellanza, produce indistinzione — e l’indistinzione è l’anticamera del dominio, perché un popolo senza volti riconoscibili è un popolo senza memoria da difendere e senza gerarchia da onorare.Non è indifferente nemmeno la scelta dei personaggi: Miguel de Cervantes, noto per il sarcasmo sulla cavalleria medievale, e Bertha von Suttner, militante pacifista, scrittrice di media notorietà. Omaggio al Positivismo gli scienziati, categoria a rischio di estinzione, dato il decadimento degli atenei e l’estinzione delle industrie nel Continente. Immaginando un’ipotetica Unione europea futura (ammesso che l’attuale progetto fallimentare continui), quali politici si potranno mai mettere? Pina Picierno e Kaja Kallas? Senza scomodare Carlo Magno o Santo Stefano d’Ungheria, quanti santi hanno avuto i natali nelle case dei nobili dell’Europa cristiana? Ricordate San Luigi IX, morto di peste mentre soccorreva i crociati malati? I volti noti di questa Unione, che ricordiamo oggi, chi sono? David Sassoli?

II. La neuroscienza del consenso
Che nella giuria selezionatrice sieda un esperto di neuroscienze non è un dettaglio tecnico: il disegno della moneta (il più antico e capillare strumento di comunicazione simbolica di un potere politico) non viene più affidato al giudizio storico o estetico, ma sottoposto a un test di ottimizzazione percettiva.Qui torna utile la distinzione, già sviluppata in questa rubrica, tra tekné e gnòsis: la tekné è la capacità tecnica di produrre effetti — persuadere, orientare, ottimizzare il gradimento — mentre la gnòsis è la conoscenza del fine, cioè di ciò che un popolo è e di ciò che merita di rappresentare.

III. Fiumi, uccelli, nessuna radice
Il secondo filone tematico, “Fiumi e uccelli”, merita attenzione a sè. Le proposte di PunktFormStrich, di Rudy Guedj e François Girard-Meunier, di Atelier Goppel-Toperngpong, di Isabelle Daëron e di Ville Tietäväinen raffigurano uccelli europei nei loro habitat, corsi fluviali dalla sorgente al mare, l’acqua come metafora di resilienza collettiva. È natura decontestualizzata: neutra e senza data. Nessun santo. Nessun fondatore. Nessuna cattedrale, nessuna università, nessun evento che non sia la geografia fisica del continente o l’architettura delle istituzioni che oggi lo amministrano.
La stessa caratteristica assume l’architettura degli edifici sul retro delle banconote: linee asettiche, gelide, di cemento, acciaio e vetro. Un’architettura che è tanto tipica del Lussemburgo quanto lo è di Shanghai o di Nashville. Le attuali banconote richiamano almeno le grandi stagioni dell’architettura europea: romanico, gotico, Rinascimento, barocco. Ora, il nulla.
Nella tradizione politica medievale, cui appartiene anche il De regimine principum di San Tommaso, la moneta è anzitutto un segno della comunità politica: porta impresso il volto dell’autorità e della comunità storica che la emette, a garanzia di ciò che rappresenta. Una moneta che sceglie deliberatamente di non nominare nulla della civiltà che l’ha generata non è neutrale: è l’ammissione, in filigrana, che quel potere non osa più dichiarare da dove viene. Si preferisce un airone in volo a un volto che abbia una storia, perché l’airone non divide, non obbliga alla memoria, non chiede di essere onorato. È l’estetica del nulla presentata come inclusione.

IV. Dalla moneta-segno al segno vuoto
Dalla fine di Bretton Woods, la moneta ha reciso ogni ancoraggio a un valore reale sottostante; da allora fluttua nel puro simbolico, sorretta unicamente dalla fiducia. Ma la fiducia, per reggere, ha sempre avuto bisogno di un ancoraggio culturale, se non più economico: il volto del sovrano, il santo patrono, l’evento fondativo. Ora si compie l’ultimo passo: si toglie anche l’ultima ancora simbolica. Una moneta senza oro e senza volto è una moneta doppiamente fiduciaria, cioè doppiamente fragile.

V. La moneta senza identità cerca controllo sociale?
Da dove nasce la necessità di rinnovare la grafica delle banconote? Diverse valute hanno mantenuto la medesima grafica per decenni. Non è noto se le banconote con le “vecchie grafiche” resteranno valide sine die. Se così non fosse, ci sarebbe da supporre che il cambio di grafica possa essere un alibi per costringere i cittadini a presentarsi in banca per chiedere la “conversione” in nuove banconote, risultando così tracciati nei pervasivi meccanismi dell’AML. Ricordiamo infatti che una “banconota a scadenza” può risultare funzionale a “favorire” il recupero di ricchezza “nascosta“, liberamente accantonata dalle famiglie. Tuttavia si tratta di un mero sospetto: le precedenti emissioni (che hanno subito restyling minori) hanno mantenuto il corso legale.

VI. Il teatro della partecipazione
In conclusione, ai cittadini dell’area euro si chiede di votare il colore, l’uccello, il volto senza tratti. Non si chiede mai — perché non è previsto che venga chiesto — quale politica monetaria orienti l’emissione di quella stessa moneta, quale sia il reale rapporto tra la Banca Centrale Europea e la sovranità degli Stati che la compongono, quale debito quella moneta rappresenti e a carico di chi. Si fa votare la cornice, mai il quadro. È il meccanismo più efficace del potere tecnocratico contemporaneo.Trecento denari fu il prezzo con cui Giuda pretese di correggere, in nome dell’efficienza sociale, un gesto che aveva un volto, un nome e un valore che nessuna stima di mercato poteva contenere. Chi dimentica quel volto per amministrare meglio la cassa comune, prima o poi, si ritrova con banconote bellissime e senza nessuno sopra.

Editoriale

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