Il Dizionario di Dottrina Sociale di Vatican News tra Dio e Mammona. Il poker d’assi che non viene giocato

Due grandi autori come Nicolás Gómez Dávila e Oscar Wilde, sebbene apparentemente distanti, mi hanno fatto capire che l’ascolto dell’oppositore sia uno dei modi migliori per convincersi ancora di più di un’idea. Ciò comporta che finché leggo la stampa laicista, mi trovo quasi rassicurato. Il problema è quando leggo la stampa cattolica. In particolare, Vatican News.

Vatican News, tra gli altri, ospita la pagina “Dizionario di Dottrina Sociale” che, per mia formazione, interessi e sensibilità professionale, trovo particolarmente distante dalla realtà. Dalla sua lettura emerge come, nel campo della dottrina sociale ed economica, non accada qualcosa di molto diverso da ciò che vediamo su numerosi temi morali o artistici: cioè una parte della chiesa odierna si auto-condanna ad un’eterna rincorsa del mondo, sempre in ritardo e quasi sempre al ribasso.

In questi due anni di rubrica economica di MiL ci siamo concentrati su pochi temi che, a nostro avviso, toccano i punti nevralgici della crisi odierna e, per converso, sono strutturali nel pensiero sociale cristiano tradizionale:

  • LA PROMOZIONE DEL PRINCIPIO DI SUSSIDIARIETÀ: gli organi di livello superiore dovrebbero intervenire soltanto quando quelli di rango inferiore non siano in grado di provvedere efficacemente. Vale in molti ambiti (primo fra tutti l’istruzione) e trova un interessante termine di confronto nei modelli di governo estremamente leggeri dell’ancien régime, prima che illuminismo e giurisdizionalismo anticipassero la Rivoluzione. C. M. Cipolla, a questo proposito, stimava attorno al 5% il tasso medio di pressione fiscale nel Medioevo. (vedi precedenti post su John Law, Avignone, credere nello stato, gestione azienda anti-positivista, dirigismo tecnocratico e societismo)

  • L’AVVERTIMENTO SULLE CAUSE DELLA CRISI DEMOGRAFICA: l’invecchiamento della popolazione italiana ed europea è una delle principali cause dell’appesantimento dei bilanci pubblici e, quindi, della pressione fiscale, che a sua volta contribuisce a spiazzare le nostre industrie sui mercati internazionali. La questione demografica non è dunque soltanto sociale o morale, ma eminentemente economica. Le sue radici sono però anzitutto culturali e affondano nel processo di progressiva disgregazione della famiglia tradizionale avviato dalla Rivoluzione francese e portato a maturazione dalla rivoluzione culturale del Sessantotto e del post-Sessantotto. (vedi precedenti post su crisi denatalità, inverno demografico, occultismo e demografia, spiritualità e demografia e Hawaii)

  • LA DIFESA DELLA LEGGE NATURALE: il delirio woke, con l’imposizione nelle istituzioni e nelle imprese delle politiche DEI e pro-LGBT, si inserisce in una cultura che ha contribuito alla crisi della famiglia e della natalità e, nel contempo, ha appesantito la vita delle imprese di nuovi obblighi, procedure e sovrastrutture ideologiche, sgretolando probabilmente anche le capacità logiche di chi le conduce. (vedi precedenti post su capitalismo woke, woke e regresso economico e corporate americane e DEI)

  • LA DENUNCIA DELLO SCIENTISMO: l’illusione di poter costruire il paradiso in terra con le sole forze dell’uomo ha dato luogo alle peggiori tragedie della modernità. Il centralismo della programmazione economica (statale e d’impresa) e la pretesa di poter governare persino il clima dagli uffici dell’ONU appartengono alla medesima famiglia culturale, di matrice positivista. Questo fideismo nella scienza, nella tecnica e nella programmazione affonda le proprie radici nella negazione, filosofica e teologica, del peccato originale e dunque dei limiti intrinseci dell’uomo. (vedi precedenti post su ETS, Laudate Deum, Incubo green, Mangiatoia e programmazione, banche centrali, nomi e realtà per de Maistre e Hybris verde)

  • LA PROMOZIONE DELLA SANTIFICAZIONE DEL LAVORO E DELLA COLTIVAZIONE DELLE VIRTÙ NELLA SFERA PRIVATA. Queste restano, a nostro avviso, gli asset principali dai quali ripartire per immaginare un rilancio che sia insieme spirituale ed economico. Prima delle strutture vengono gli uomini; e la qualità delle prime dipende inevitabilmente dalla qualità dei secondi. (vedi precedenti post su mistica del lavoro, tempo libero, consumi, leadership, turismo, business school, feticismo della merce, santificazione lavoro, antropologia termodinamica, parola e contratti, super habits, Corpus Domini e management e paternità e lavoro)

Con la rubrica 300 denari, non abbiamo inventato nulla. Sono temi che appartengono a una scuola filosofica cristiana e tradizionale che, nel nostro piccolo, abbiamo semplicemente cercato di raccogliere e approfondire.

Se apriamo invece il Dizionario di Dottrina Sociale di Vatican News e prendiamo, a campione, due recenti post di Colombo e Lossani e Timpano, invece leggiamo:

  • “il ritardo del Sud non è spiegato con fatalismi geografici o culturali, ma con cause storiche: assetti fondiari, debolezza dello Stato, ritardi infrastrutturali, responsabilità delle classi dirigenti e insufficiente partecipazione civile”.

  • “le risorse servono se accompagnate da governance e capacità amministrativa, come auspicato dal PNRR”.

  • “Le amministrazioni meridionali vanno rafforzate, perché lo Stato sia garante di capacità”.

  • “La prospettiva della Chiesa richiama inoltre l’urgenza di una governance globale capace di promuovere equità, giustizia sociale e tutela dell’ambiente, nella logica di un’ecologia integrale (Laudato si’)”.

È evidente che si tratta di metriche, categorie e giudizi che potremmo tranquillamente trovare su la Repubblica, in un discorso di Draghi o in un intervento della Lagarde. Il patrimonio di pensiero della tradizione della Chiesa sembra un poker d’assi che avevamo già calato sul tavolo, ma che ci siamo ripresi in mano con vergogna, nella speranza che nessuno lo abbia notato e senza alcuna intenzione di giocarlo per davvero; paradossalmente, proprio mentre gli avversari appaiono ormai stanchi, spelacchiati e in disperata crisi di credibilità.

Il cristianesimo possiede una propria antropologia e una propria concezione della famiglia, del lavoro, della proprietà, dell’autorità, dei corpi intermedi, dei limiti del potere e persino della ragione umana. Troppo spesso, invece, la Chiesa sembra limitarsi a benedire con qualche citazione ecclesiastica categorie elaborate altrove, proprio mentre persino in ambito progressista cominciano ad emergere dubbi e ripensamenti sui loro esiti: si vedano i recenti casi del divieto delle auto a combustione o del dibattito dem sull’opportunità delle battaglie woke o, ancora, della crisi demografica. Basterebbe il solo coraggio di farsi carico di unire i puntini.

Ognuno scelga il maestro che preferisce seguire. Anche quando il maestro, da tempo, smentisce sistematicamente sé stesso. Noi (lontani da ogni forma di beneficio pubblico, anzi: privatamente vessati dai burocrati) continuiamo a pensarla, come san Josemaría Escrivá. Cioè che “queste crisi mondiali [non] sono [altro che] crisi di santi”.

 

Gabriele

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