Il trionfo dei nomi e la disfatta della realtà: de Maistre e de Corte contro le superstizioni moderne
Nel susseguirsi di riforme che abbiamo osservato in questo paese stanco e malgovernato, ci siamo ormai abituati a un fenomeno ricorrente: la creazione di uffici pubblici incaricati di risolvere problemi che, spesso, finiscono invece per aggravare. I loro nomi – patetici e solenni al tempo stesso – suscitano alla sola lettura un sussulto di vergogna e/o di ilarità. Si tratta di un vero e proprio fil rouge, che intreccia la filosofia moderna (dal cogito ergo sum all’idealismo, fino al positivismo) con il mutamento delle abitudini di vita e di lavoro, ovvero con il passaggio dalla campagna, che obbliga al confronto con il reale, alla città. Da qui nasce l’idea secondo la quale i problemi si risolvono attraverso atti di volontà formalizzati in regolamenti, commissioni, leggi e assemblee (precedenti post qui, qui e qui). In questo solco, tra i più recenti ricordiamo:
il celebre Mister Prezzi, più correttamente “Garante per la sorveglianza dei prezzi”, istituito dal governo Prodi con la finanziaria 2008;
l’“Autorità nazionale anticorruzione”, creata nel 2014 dal governo Renzi;
il “Ministero dello Sviluppo Economico” (come se lo sviluppo lo si generasse da un ministero!), oggi ribattezzato “Ministero delle imprese e del made in Italy” (“Mimit” che, accostato a Road Runner, è trovata e merito di Seminerio) sotto il governo Meloni.
Non si tratta di casi isolati, ma di una logica ricorrente: quando la realtà sfugge al controllo, si moltiplicano le carte, le sigle e le denominazioni solenni, come se il nome potesse supplire alla sostanza. A illuminare questo meccanismo ci soccorre ancora una volta il filosofo contro-rivoluzionario cattolico Joseph de Maistre (1753-1821). Nel “Saggio sul Principio Generatore delle Costituzioni Politiche e delle Altre Istituzioni Umane” (di cui abbiamo già accennato qui) individua due criteri infallibili per giudicare ogni istituzione:
la base: se è “puramente umana, l’edificio non può reggere” e
il nome: “se il nome e imposto da un’assemblea; […] se il nome è pomposo, […]; infine, se è tratto da una lingua straniera, […], tutti i caratteri di nullità si trovano riuniti”.
Analogie si possono sprecare in ambito ecclesiastico: quante conversioni si sono verificate dal 2022 ad oggi grazie all’istituzione del Dicastero per l’evangelizzazione?
Di seguito, alcuni stralci del libro a cui seguirà in conclusione un paragrafo di “L’intelligenza in pericolo di Morte” del filosofo neo-Tomista Marcel de Corte (1904-1993).Buona lettura.
Gabriele
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XLV. “[…] solo la creazione, ma neppure la riforma stessa è in potere dell’uomo, se non in modo secondario e con una moltitudine di terribili restrizioni“.
LVII. “Vi sono dunque due regole infallibili per giudicare tutte le creazioni umane, di qualunque genere esse siano: la base e il nome; e queste due regole, bene intese, dispensano da ogni odiosa applicazione.
Se la base è puramente umana, l’edificio non può reggere; e quanto maggiore sarà il numero degli uomini che se ne saranno occupati e quanto più vi avranno messo di deliberazione, scienza e soprattutto scrittura, e comunque mezzi umani di ogni genere, tanto più fragile sarà l’istituzione”.
LVIII. “Per la ragione opposta, quanto più l’istituzione è divina nelle sue basi, tanto più è durevole. È opportuno osservare inoltre, per maggiore chiarezza, che il principio religioso è, per essenza, creatore e conservatore in due modi. […] Se un semplice sasso viene consacrato, c’è subito una ragione perché esso sfugga alle mani che potrebbero smarrirlo o snaturarlo. La terra è coperta delle prove di questa verità. I vasi etruschi, per esempio, conservati dalla religione dei sepolcri, sono giunti fino a noi, malgrado la loro fragilità, in numero maggiore dei monumenti in marmo o bronzo delle stesse epoche! Volete dunque conservare tutto? Consacrate tutto“.
LIX. “La seconda regola, che è quella dei nomi, non è, credo, né meno chiara né meno decisiva della precedente. Se il nome e imposto da un’assemblea; se è stabilito da una deliberazione antecedente, così che esso precede la cosa; se il nome è pomposo, se ha una proporzione grammaticale con l’oggetto che deve rappresentare; infine, se è tratto da una lingua straniera, e soprattutto da una lingua antica, tutti i caratteri di nullità si trovano riuniti e si può essere sicuri che il nome e la cosa spariranno in brevissimo tempo. Le supposizioni contrarie annunciano la legittimità, e di conseguenza la durata dell’istituzione. Bisogna guardarsi bene dal sorvolare con leggerezza su questo argomento. Un vero filosofo non deve mai perdere di vista la lingua, vero barometro le cui variazioni annunciano infallibilmente il buono e il cattivo tempo. Per attenermi all’argomento che sto trattando, è certo che la smodata introduzione di vocaboli stranieri, applicati soprattutto alle istituzioni nazionali di ogni genere, è uno dei segni più infallibili della degradazione morale di un popolo“.
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[Marcel de Corte] “Nel campo sociale, il bisogno genera l’organo; il principio, falso dal punto di vista della biologia in cui lo introdusse Lamarck prendendolo inconsciamente alla sociologia diffusa nel suo tempo, propizio al «progresso dei Lumi», è una delle leggi fondamentali delle società umane. L’uomo è così radicalmente animale sociale, nonostante le sue pazzie soggettiviste, che inventa i meccanismi più complicati e più stravaganti per serbare in vita, artificialmente, le comunità posticce che è costretto a fare e a rifare di continuo, coi discorsi, o con gli scritti, e senza le quali sarebbe votato alla morte o alla sua equivalente: l’anarchia endemica“.
“Nel mondo reale, questa agitazione intellettuale e questo traffico di discorsi, di scritti, di corrispondenza sarebbero ridicoli. Coloro che vi si dedicano, il moralista che ricostruisce la società senza ricorrere né alla fede né alle realtà della nascita e della storia, il politico che foggia uno Stato nuovo fiammante, senza fare appello alla tradizione, l’uomo che definisce i diritti dell’uomo senza far intervenire l’esperienza delle età e i modelli di umanità che la millenaria saggezza dei migliori ha coronati, sarebbero votati a tutte le sconfitte ed al disprezzo”.