Infanzia permanente e ripudio del padre nella società: l’ascesa del Leviatano burocratico

La figura del padre – tanto quello divino quanto quello naturale – è oggi ridicolizzata e sistematicamente indebolita. Il paradosso, però, è evidente: mentre si ripudia l’autorità paterna, si accetta con sorprendente docilità un controllo pubblico sempre più pervasivo e dispotico.

Lo mostra bene il decreto dell’8 agosto, che recepisce la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo del 30 gennaio 2025: per chi getta rifiuti dai veicoli sono previste sanzioni fino a 1.188 euro per un mozzicone e fino a 18.000 per una lattina o una bottiglia, con l’arresto nelle “aree sensibili”. L’inciviltà dell’abbandono dei rifiuti è indubbia, ma la sproporzione delle pene dovrebbe essere evidente a chiunque non abbia la ragione ottenebrata da risentimento.

Com’è possibile che misure così eccessive trovino nella società una simile passività? Una causa, certo parziale, è demografica: una società che invecchia – esito diretto dell’erosione della famiglia – è più affaticata, meno incline alla resistenza. Ma una radice più profonda è anche un’altra: la progressiva cancellazione culturale del padre. È in questa prospettiva che proponiamo alcuni passi dal libro di Claudio Risè, “Il Ritorno del Padre”, dove emerge con chiarezza il legame fra assenza del padre, infantilizzazione collettiva e crescita di un potere pubblico che pretende di sostituirsi alla funzione educativa originaria.

Gabriele

* * *

IL PROBLEMA DELL’ASSENZA DEL PADRE

Il padre [è] colui che ti conduce alla ferita, ti inizia al senso del dolore; e non solo nel Cristianesimo. Il padre ti nutre ma al tempo stesso ti ferisce, insegnandoti e testimoniando che la vita non è solo appagamento” (Pag 20).

“[…] per il futuro del bambino, i modi e i tempi in cui avviene [il] distacco [dalla madre] sono decisivi: quando la separazione non si svolge correttamente, l’individuo rischia di rimanere per tutta la vita un bimbo che rimpiange l’oggetto amato da cui è stato separato […] in una disperata richiesta narcisistica […]” (Pag 28)

Dal punto di vista psicologico, il prezzo pagato per il rifiuto della separazione del figlio dalla madre, compiuta dal padre, con la conseguente mancata elevazione verso il cielo, diventa così la rinuncia a una società di adulti. Uomini e donne, ormai «eterni fanciulli» (Bly, 2000) rimangono per tutta la vita sul piano orizzontale dei bisogni […] (Pag 32)

LO STATO SUBENTRA AL PADRE COME CORRETTORE

La funzione paterna di “correttore” è oggi particolarmente deplorata e negata. Eppure, anche per la sua relativa lontananza dal figlio/a in tutto il processo di gestazione, è proprio il padre la persona della famiglia destinata a contenere e organizzare spinte e pulsioni indifferenziate, indirizzandole verso un obiettivo di crescita umana. […] La correzione paterna, insomma, trasforma e rende personale il modo di essere più evidente nel bimbo subito dopo la nascita e nei primi anni di vita, che era ancora quello della fusionalità, della non distinzione. Il bimbo nasce identificandosi con il mondo dei suoi bisogni, i quali sono anche i suoi affetti: dalla madre alle pulsioni elementari, ai desideri. Il tutto dominato dalla dimensione dell’immediatezza: lo desidero, devo averlo.

È allora che la funzione della correzione, faticosamente impersonificata dal padre, distoglie il figlio dalla confusione col mondo della materia, delle cose. Tale funzione è esercitata attraverso l’esercizio di un giudizio, amoroso ma netto e non ambiguo, «che taglia la relazione simbiotica con la madre e ci fa sentire figli di un padre» (Ventimiglia, cit.). […] Nell’esperienza clinica è […] evidente la relazione tra la funzione psicologica “correttiva” del padre e lo sviluppo della volontà del figlio. […] Naturalmente la “correzione“, in quanto intervento che modifica l’orientamento automatico della psiche, rappresenta una fatica per chi la riceve (ma anche per chi la impartisce). […]

L’amore paterno è dunque anche rimprovero e correzione. Per questo è stato svilito nel tempo della modernità, dove il rimprovero e la correzione, come ricorda Michel Foucault, sono diventati prerogative degli Stati. E non a fine d’amore, ma di accrescimento del potere degli apparati burocratici e di esercizio del dominio. Oggi, alla fine della modernità, l’essere umano è meticolosamente “amministrato” da poteri burocratici, ma non è più “amato”. Perché si è reso fragile e in parte distrutto il luogo stesso dove quell’amore può prendere forma (come è accaduto fin dall’inizio dell’umanità): la famiglia. Lasciato alle sue pulsioni, l’umano viene corretto quando ormai è tardi e la sua vita non è più una terra fertile. Un deserto quindi in cui nessun padre lo ha condotto, con viaggi faticosi, ma emozionanti e istruttivi. Per questo l’essere umano reclama il Padre, in cielo e in terra”. (Pagg 55-57)

La qualità di creatore riflessa sul padre naturale, rendendolo rappresentazione e figura del Padre divino, assicura al figlio libertà e fiducia sulle sue origini. […] Ogni epoca ha infatti le sue idolatrie materiali e le sue prigioni per i trasgressori dell’obbligatoria mancanza di libertà, oggi puniti dai dispositivi di controllo burocratico o dal conformismo consumista. Tutte cose che il Padre ha tolto di mezzo, attraverso l’azione del figlio: «Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la Legge, per riscattare quelli che erano sotto la Legge, perché ricevessimo l’adozione a figli» (Galati 4,4-5). Essere figli del Padre equivale così ad essere potenzialmente liberi. Il figlio diventa responsabile della sua condizione: può decidere di realizzare il progetto di libertà che il padre ha per lui, o invece può scegliere di seguire i condizionamenti e le patologie messe a disposizione dal “piano orizzontale”, della materia e del suo consumo, utilizzandole come apparente rifugio, e subendole poi come sicura prigione”. (Pag 47)

Indietro
Indietro

Conio e virtù: perché il Bitcoin sfida il consumismo incentivato dalla moneta emessa dalle banche centrali

Avanti
Avanti

Lettera aperta al Santo Padre Leone XIV in vista della preparazione della sua prossima enciclica sull’Intelligenza Artificiale